Fondazione Cirulli

Tipologia Aziende

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Fondazione Cirulli

Titolo

Fondazione Cirulli

Descrizione

La Fondazione Massimo e Sonia Cirulli si basa sulla Collezione dei suoi fondatori, Massimo e Sonia Cirulli. È stata lanciata a New York nel 1984 per valorizzare la cultura visiva italiana del XX secolo, dalla nascita della modernità e del Made in Italy al boom economico (1900-70). La sede della Fondazione Cirulli è un edificio simbolo dell'architettura moderna italiana, progettato da Achille e Pier Giacomo Castiglioni nel 1960 per Dino Gavina.

Lo spazio industriale è fortemente legato alla storia del design italiano. Si sviluppa su tre livelli, collegati da un sistema di scale a vista. Somiglia a un loft luminoso e austero, con pareti bianche e pavimenti in cotto. Si tratta di un piccolo capolavoro di design e fino al 2012 è stato sede della prestigiosa azienda Simongavina, crocevia di incontri che hanno segnato la storia del design industriale italiano, dove artisti come Carlo e Tobia Scarpa, Luigi Caccia Dominioni, Marcel Breuer, Man Ray, Lucio Fontana e Sebastian Matta ne hanno fatto un vero e proprio laboratorio creativo. Con la scomparsa dell'azienda, l'edificio rimase a lungo abbandonato fino a quando la famiglia Cirulli decise di acquistarlo per farne la sede della propria Collezione. Il restauro strettamente filologico, necessario per rispettare le norme di sicurezza, ha lasciato l'assetto, la facciata e i materiali originali. Oggi è possibile raggiungere la sede della Fondazione nello stesso modo in cui si sarebbe visitata la Simongavina al momento della sua inaugurazione, nel 1960. Dopo aver attraversato il giardino, una piccola scalinata conduce i visitatori a un intrigante pezzo di storia del design, la scultura dell'architetto Kazuhide Takahama per il padiglione giapponese alla XI Triennale di Milano del 1957: una gigantesca struttura in ceramica che ricorda un isolatore elettrico ad alta tensione.

Fonti

Le informazioni sono tratte dall'articolo di Margherita Cirulli "Cirulli Foundation The Pirate Cove" pubblicato in «Archivio Magazine», 10 (2024). 

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